Castello di Lagopesole - Leggende

Il pianto della regina

Si dice vi siano notti, specie quando la luna è piena, nelle quali una luce intensa appare e scompare in corrispondenza del castello, accompagnata da lamenti, invocazioni e singhiozzi disperati.

Si dice anche sia Elena degli Angeli, la principessa venuta dal mare, la sposa felice di Manfredi di Svevia, che torna nel luogo che vide la sua felicità, ma anche la sua resa, a cercare il suo amato e i suoi figli perduti per sempre.

Si dice ancora che negli angoli della campagna meno illuminati da quella luna anche Manfredi, all'oscuro di tutto, vaghi su un magnifico cavallo bianco e avvolto da un lungo manto verde alla ricerca, ormai inutile e vana, della sua felicità perduta, e che lo si possa incontrare aggirandosi intorno al castello.

Le orecchie dell’imperatore

Secondo le leggende della valle di Vitalba Federico I Barbarossa, in vecchiaia, si ritirò nel castello di Lagopesole, afflitto da una deformità congenita che lo costringeva a nascondere delle orecchie allungate e appuntite sotto una fluente capigliatura.

Affinché nulla trapelasse di questa imbarazzante situazione, i barbieri chiamati nella sua dimora e incaricati di raderlo, al momento di lasciare il castello incappavano in un apposito e letale trabocchetto approntato in una torre alla fine di un lungo corridoio.
La tradizione racconta che un giovane barbiere, forse più furbo degli altri, riuscì a sfuggire all’agguato mortale, e ad aver salva la vita a patto che non avesse fatto parola riguardo alla deformità dell’imperatore.

La promessa venne mantenuta, ma solo in parte: il barbiere ci teneva alla pelle, forse anche a mantenere la parola data, ma cercava uno sfogo per quel segreto straordinario. Lo trovò in un luogo isolato delle campagne di Lagopesole, scavando una profonda buca nel terreno, e gridandovi a squarciagola la storia che nessuno doveva conoscere.
Dopo qualche tempo, in quel luogo, crebbero delle canne che, agitate dal vento, rimandavano il segreto dell’imperatore ai quattro angoli della terra come una canzone: “Federico Barbarossa tène l’orecchie all’asinà a a a a ...”! Sono le parole di  un famoso ritornello ripreso in tanti canti popolari di questa zona.

Chi non crede alle storie soffiate nel vento, può sempre accontentarsi di osservare la mensola in forma di testa maschile scolpita sul donjon del castello sopra il suo ingresso: è una testa coronata, con due grandi orecchie a punta in bella vista, in cui la tradizione riconosce ancora una volta il nonno di Federico II.


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